Toponomastica femminile

Un pensiero di Catia condiviso tra di noi questa sera:

D’istinto mi è venuto in mente, ragionando su cossa rappresenti per noi Scout il 22 febbraio, che ricordare ha in sè anche il desiderio profondo di “non perere ciò che è importante”.

E da sempre è chiaro che cancellare il nome equivale a negare l’esistenza di una persona. Così, dal 2012, si lavora con le pubbliche amministrazioni perché venga ridotto il disequilibrio tra genere maschie e genere femminile nella toponomastica delle nostre città.

Solo a titolo d’esempio a Roma esistono 7600 vie o piazze dedicate a personaggi maschili e 630 a personaggi femminili, a Milano sono maschili 2535 e solo 135 femminili, a Torino 1054 e 65, a Napoli 1726 e 279, a Palermo 2406 e 239: questo lo scenario nazionale.

E si consideri che in gran parte le figure femminili sono Sante o martiri… parecchio inflazionato anche il nome della Vergine Maria.

E persino l’Università che dovrebbe essere il tempio della cultura, del riconoscimento, della crescita, è assolutamente simmetrica alo Stato nella mancata rappresentazione di figure femminili.

Ecco, negare il nome, un posto nella Storia, a tutte le donne che hanno contribuito al pari di tutti gli altri uomini a costruire questa società, è qualcosa d’imperdonabile.
Oggi che è il giorno del Ricordo vi propongo di ripensare a questo nostro ininterrotto “vuoto della memoria”.

Rispondi